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ANEURISMI
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Cosa s'intende per aneurisma cerebrale? |
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Gli
aneurismi cerebrali sono delle dilatazioni circoscritte delle arterie
intracraniche di forma varia, ma generalmente sacculare, le quali si
formano per progressivo sfiancamento di un piccolo tratto della parete
arteriosa là dove vi è stata la perdita della lamella elastica; la
parete dell'aneurisma per questo è estremamente fragile e suscettibile
di rottura in quanto priva della normale protezione.
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Gli aneurismi cerebrali sono congeniti o ne vengono riconosciute delle cause?
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Non
vengono definiti congeniti nel vero senso della parola, anche se vi sono
state svariate ricerche e teorie in merito, ma più propriamente sono
congenite alcune anomalie del calibro e della suddivisione di alcune
arterie cerebrali, più precisamente di quel circolo anastomotico
"ad anello" che unisce alla base praticamente tutte le arterie
che si diramano al cervello e che va sotto il nome di "circolo di
Willis" (da colui che lo scoprì nel
1620). Queste anomalie sono l'origine di progressive alterazioni
circolatorie circoscritte del tutto asintomatiche (turbolenze) che
causano nel tempo l'erosione e lo sfiancamento di alcuni tratti della
lamella elastica delle arterie.
Questa è la base patogenetica primaria; tuttavia vengono riconosciute
delle cause secondarie e scatenanti tra cui, la più importante,
l'ipertensione arteriosa o attività fisiche che implicano un brusco
aumento della pressione arteriosa. |
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Sono affezioni frequenti e quale età è più colpita?
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La
gravità della malattia e la delicatezza della terapia fanno
emotivamente sembrare tali affezioni molto frequenti. In realtà gli
aneurismi cerebrali incidono mediamente in 10 casi per 100.000 abitanti.
Si manifestano molto raramente nella prima decade di vita e divengono
sintomatici con l'avanzare dell'età: più della metà si manifesta tra
i 40 e i 60 anni. Le donne sono colpite più frequentemente degli
uomini. |
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Quali sintomi provocano?
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L'aneurisma,
nella maggior parte dei casi, è una malformazione di piccolo volume a
sviluppo lento o nullo e senza alcuna manifestazione clinica. I sintomi
quindi sono associati alla sua rottura che generalmente avviene in modo
improvviso e senza sintomi premonitori. I sintomi vanno dalla cefalea ai
disturbi dello stato di coscienza, ai deficit neurologici sino alla
morte in un terzo dei casi. La cefalea è il sintomo più comune e
insorge nell'85-97% dei casi: è improvvisa e molto violenta, ben
diversa pertanto dalle comuni e diffuse cefalee da altre cause.
Nei casi in cui l'aneurisma è adiacente ad alcuni nervi cranici oppure
è di notevoli dimensioni (aneurismi "giganti" oltre i 2,5 cm
di diametro) possono manifestarsi dei sintomi specifici da compressione.
Più frequentemente è interessato uno dei nervi cranici della motilità
oculare per cui il paziente ha una diplopia (vede doppio). |
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Cosa comporta la rottura di un aneurisma?
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La
rottura di un aneurisma determina sempre un particolare tipo di
emorragia che si definisce "subaracnoidea", nel frammezzo di
quel foglietto meningeo molto sottile che ricopre la superficie
del cervello e penetra come
una ragnatela (dal greco
"aracnoidè"
= tela di ragno)
accompagnando i vasi nei profondi anfratti
e lacune cerebrali ("solchi" e "cisterne").
È pertanto un'emorragia generalmente diffusa, che interessa la
superficie del cervello, anche se può avere delle localizzazioni
specifiche. Meno frequentemente si ha un sanguinamento intracerebrale
con conseguente ematoma. |
L'emorragia da rottura di un aneurisma può essere definita un "ictus"?
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Ictus
deriva dal latino e significa colpo e quindi in termini
traslati "evento improvviso".
Anche l'emorragia subaracnoidea, come un infarto cardiaco
del resto, può essere definita un evento ictale. Tuttavia per
una abituale accezione comune, l'ictus cerebrale è una patologia
diversa, dovuta a quegli eventi molto più frequenti di insufficienza
circolatoria cerebrale (ischemie cerebrali) o alla rottura di piccoli
capillari arteriosi cerebrali (emorragie cerebrali) ed è pertanto da
tenere distinta dall'emorragia da rottura di un aneurisma. |
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Quali sono gli effetti dell'emorragia
subaracnoidea? |
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A
parte gli intuibili effetti di compressione locale in quei casi di
ematoma intracerebrale, la diffusione spesso estesa e diramata
dell'emorragia subaracnoidea esercita un'azione negativa più dal punto
di vista chimico che meccanico con gravissimi quadri (coma, morte) anche
in presenza di uno stravaso di sangue relativamente modesto. Si
descrive, infatti, un'azione tossica da parte di alcune sostanze
liberate dalla rottura dei globuli rossi direttamente sulle cellule
cerebrali (edema e/o necrosi della cellula) e sugli stessi vasi
arteriosi che possono restringersi abnormemente
ed impedire l'afflusso di sangue procurando un'ischemia spesso
irreversibile ("vasospasmo"). Questa azione tossica può
presentarsi dopo qualche giorno dall'evento emorragico e può
interessare un paziente anche in ottime condizioni cliniche. |
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Vasospasmo
all'angiografia. |
Risoluzione
del vasospasmo. |
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L'aneurisma può essere un reperto occasionale? |
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Gli
aneurismi cerebrali possono essere dei reperti occasionali nel corso di
indagini diagnostiche eseguite per altri motivi. Sono questi i casi
degli "aneurismi non rotti" la cui prognosi è legata ad un più
favorevole trattamento in quanto il cervello non è stato interessato
dall'episodio emorragico e dalle sue eventuali conseguenze. |
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Un emorragia subaracnoidea è dovuta sempre alla rottura di un aneurisma? |
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Non
sempre. In una percentuale media del 10% circa dei casi in cui si
sospetta per la sintomatologia un'emorragia subaracnoidea,
l'accertamento diagnostico specifico, l'angiografia cerebrale, può
risultare negativo. Si tratta dell'emorragia subaracnoidea definita
"sine materia" e la prognosi è molto buona. Solo una
piccolissima percentuale di questi casi tuttavia risulta positiva per
aneurisma dopo un secondo controllo angiografico. |
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Quali indagini vengono eseguite per la loro diagnosi? |
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Prima
di ogni indagine è estremamente importante la tempestiva
interpretazione delle peculiari caratteristiche della cefalea e l'invio
precoce in strutture sanitarie attrezzate.
Il primo esame, da eseguirsi d'urgenza, è la Tomografia Computerizzata
encefalica. Se questo non dovesse mostrare l'emorragia e la
sintomatologia clinica è caratteristica, bisogna eseguire una puntura
lombare che è in grado di evidenziare l'eventuale presenza di sangue
nel liquor.
La Tomografia Computerizzata encefalica è importante per esprimere la
quantità di sangue negli spazi cerebrali (solchi e cisterne) ed avere
una previsione prognostica relativa: una maggior quantità globale di
sangue può essere indice di una maggiore probabilità di effetti
tossici (vasospasmo).
La diagnosi definitiva di aneurisma cerebrale tuttavia è affidata all'angiografia
encefalica che si esegue ponendo un lungo catetere nell'arteria
della coscia, all'inguine, (l'arteria femorale) portandolo fino alle
arterie del collo (carotide e vertebrale) visualizzando tutti i vasi
dell'encefalo. Così si può avere la conferma della presenza
dell'aneurisma e la sua sede.
Anche la Risonanza Magnetica e, oggi, le più recenti Tomografie
Computerizzate (angio-TC) sono in grado di visualizzare le malformazioni
vascolari in modo da poter evitare, in molti casi, l'angiografia
diretta. |
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Vi sono cure mediche? |
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La
terapia medica iniziale, che deve essere la più tempestiva possibile
non è specifica per il trattamento degli aneurismi, ma limita o
previene quegli effetti tossici legati all'emorragia subaracnoidea: i più
importanti sono gli antiedemigeni cerebrali (diuretici come il "mannitolo"
e cortisonici ad alte dosi), i sedativi ed i farmaci calcio-antagonisti.
Importante è il trattamento dell'insufficienza respiratoria nei
pazienti comatosi: questo deve essere eseguito in precedenza a qualsiasi
altro provvedimento, anche diagnostico. Un ulteriore abbassamento
dell'apporto di ossigeno comporta un ulteriore danno ad un cervello che
ha già subito un'emorragia. |
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Qual è la terapia degli aneurismi? |
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La
terapia specifica è quella chirurgica. Essa consiste nell'esclusione
della sacca aneurismatica dalla circolazione arteriosa, impedendone così
il risanguinamento. |
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Vi sono metodiche di trattamento non chirurgiche? |
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Alcuni
decenni fa' prima dell'avvento delle tecniche microchirurgiche, il
trattamento chirurgico degli aneurismi cerebrali era caratterizzato da
tassi di mortalità molto elevati. Oggi la tecnica microchirurgica
riesce ad avere degli eccellenti risultati e praticamente sia la
morbilità che la mortalità sono legate alle conseguenze dell'emorragia
e non al provvedimento chirurgico. Quanto, comunque, questo rimane ancor
sempre una chirurgia delicata che andrebbe eseguita da chirurghi
dedicati.
Negli ultimi anni si è sviluppata una tecnica endovascolare, di
chiusura della sacca dall'interno con dei microcateteri. Con la sua
diffusione si stanno capendo meglio le indicazioni migliori e sembra
porsi oggi come una metodica complementare a quella chirurgica. |
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Duplice aneurisma: da un
lato esclusione con clip (freccia gialla), dall'altra con spirali. |
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In che cosa consiste l'intervento chirurgico? |
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L'intervento
chirurgico comporta una tricotomia limitata, generalmente anteriore
appena dietro l'attaccatura dei capelli, destra o sinistra sopra la
fronte oppure dietro l'orecchio per alcune forme di aneurisma posteriore
ed, infine, una tricotomia totale in caso di aneurismi multipli.
L'incisione cutanea è limitata ed invisibile dopo la nuova crescita dei
capelli.
Lo sportello osseo (opercolo) è di pochi cm di diametro e il
raggiungimento dell'aneurisma avviene attraverso le fessure naturali del
cervello ("solchi" e "scissure"). |
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Varie
fasi chirurgiche di chiusura della sacca aneurismatica.
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Per
chiudere l'aneurisma si usano una o più clips metalliche (sofisticate
mollette in titanio) che vengono poste a livello del "collo"
dell'aneurisma, chiudendolo, ma lasciando libere le arterie normali
della circolazione cerebrale.
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Aneurisma
cerebrale.
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Esclusione
dell'aneurisma con clips.
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Quali rischi ho se non mi opero? |
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Per
quanto il rischio di una rottura dell'aneurisma non sia statisticamente
alto (4% all'anno), l'attuale tecnica chirurgica ha fatto sì che in
presenza di un aneurisma cerebrale si pone l'indicazione chirurgica. È
ovvio che andranno valutate le condizioni generali e l'età del
paziente. Il limite d'età più frequente è di 75 anni. |
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Quali rischi ho se mi opero? |
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L'intervento
chirurgico ha di per sé rischi nettamente inferiori all'evoluzione
naturale che prevede una probabilità di risanguinamento del 15-20%
entro due settimane e del 50% entro sei mesi con una media del 3% per
anno. È pertanto la terapia di scelta. La mortalità legata
all'intervento chirurgico è globalmente del 10 % comprese tutte le
categorie di pazienti, mentre scende a 0% negli aneurismi non rotti e a
poco più dell'1% nei casi con emorragia subaracnoidea senza iniziali
segni neurologici. La possibilità di avere una paresi transitoria o
definitiva è generalmente legata all'insorgenza precoce o tardiva
(anche qualche giorno dopo l'intervento) al vasospasmo dovuto agli
effetti tossici dell'emorragia e secondariamente alla stimolazione
meccanica delle arterie. |
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Quale vita dopo l'emorragia e l'intervento chirurgico? |
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Nel
paziente possono esitare le eventuali conseguenze dell'emorragia. Se il
soggetto ha superato bene l'emorragia e quindi anche l'intervento, può
riprendere una vita normale. |
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ANGIOMI
ENCEFALICI |
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Cosa si intende per angioma? |
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Con
tale termine definiamo una crescita abnorme congenita di una struttura
vascolare.
Il termine più corretto è quello di "malformazione
vascolare" che può formarsi a livello del passaggio tra il sistema
arterioso e quello venoso. Può prevalere la componente arteriosa o la
parte venosa essendo comunque possibili tutti i passaggi intermedi. Su
questo argomento ci sono diverse classificazioni, abbastanza complicate
per i molti criteri che possono essere considerati.
Negli anni queste malformazioni possono leggermente ingrandirsi come,
raramente, possono scomparire spontaneamente. |
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Angioma
encefalico. |
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Che tipo di angioma è quello cerebrale? |
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Senza
entrae nei dettagli classificativi, l'esempio più semplice è la fistola artero-venosa: un incontro precoce di un'arteria con una
vena senza l'interposizione del letto capillare. Così l'arteria, munita
di una struttura elastica tale da supportare una pressione relativamente
alta, propria del distretto arterioso, sfianca le pareti della vena la
quale ha una morfologia istologica adatta a pressioni basse. Questo, si
comprende, predispone ad un elevato rischio di emorragia. Le sedi più
frequenti sono superficiali in quanto vicine alle vene che scaricano il
sangue nella volta del cervello.
Il gruppo di malformazioni più conosciuto e più ricco di varietà sono
tuttavia le malformazioni
artero-venose (MAV). Sono concettualmente simili alle fistole ma
molto più complesse per numero di comunicazioni tra arterie e vene e
per la sede intracerebrale, talora superficiale talora profonda. Il
problema legato a queste malformazioni è quello fondamentale che
abbiamo descritto per la fistola: un brusco passaggio di gradiente
pressorio in una struttura vascolare a pareti deboli e questo rende
possibile il rischio di emorragie. Un secondo problema è che queste
malformazioni, poste prima della normale diramazione capillare di una
zona cerebrale, sottraendo sangue alla normale circolazione. Si ha così
un vero "furto" di sangue arterioso che rende più povera di
ossigeno e nutrimento l'area cerebrale corrispondente.
Una malformazione relativamente frequente in cui è prevalente la
componente venosa è l' angioma
cavernoso o cavernoma. È
un tipo di malformazione comunemente asintomatica ed è spesso un
reperto occasionale. Raramente può dare una sintomatologia epilettica
oppure è causa di un'emorragia. L'ematoma intracerebrale è
generalmente modesto e la gravità dipende dalla sede dell'evvenuto
sanguinamento. Il rischio di emorragia è più basso rispetto agli
angiomi artero-venosi in quanto la circolazione all'interno della
malformazione ha una pressione molto bassa.
Un'abnorme dilatazione di arterie e di vene va sotto il nome di telangectasie. È in pratica una malattia dei capillari stessi (è
frequente a livello della pelle: gli "angiomi cutanei"). A
livello cerebrale sarebbero la causa di quelle emorragie cerebrali
spontanee che vanno a far parte della grande famiglia degli
"ictus" e sono a carico prevalentemente di quei soggetti già
portatori di disturbi vascolari (ipertensione, arteriosclerosi, ecc.).
L'ultima famiglia, per così dire, di angiomi, nella descrizione
anatomica, sono quelli venosi.
Sono una dilatazione di un distretto venoso, generalmente di piccole
dimensioni. Rappresentano dei reperti occasionali che si riscontrano nel
corso di esami (Risonanza Magnetica, Tomografia Computerizzata,
angiografie) eseguiti per altri motivi. Infatti, il rischio di emorragie
è pressoché nullo e non comportano disturbi. |
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Quali sono i sintomi? |
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Possono
essere legati all'emorragia cerebrale o quelli dovuti all'ipoaflusso
cerebrale distrettuale. Spesso però sono del tutto asintomatici.
L'emorragia è frequentemente localizzata nella sede dell'angioma
(ematoma), raramente è di tipo subaracnoideo, come negli aneurismi.
Negli angiomi non rotti, i disturbi neurologici sono vari e dipendono
dalla sede: in genere non sono gravi in quanto non sono dovuti ad una
compressione, ma a meccanismi di "furto" circolatorio. Il più
frequente evento neurologico è l'epilessia. |
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Quali sono gli esami che portano alla diagnosi? |
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Per
le malformazioni che hanno dato segno di sé con un'emorragia dopo una
Tomografia Computerizzata che ne illustra la sede e l'entità, l'esame
fondamentale è l'angiografia cerebrale, come per gli aneurismi
cerebrali.
Anche la Risonanza Magnetica e la Tomografia Computerizzata dopo
infusione di mezzo di contrasto, sono in grado di portare alla diagnosi
di una MAV. Solo per gli angiomi cavernosi la Risonanza Magnetica
è l'esame per eccellenza. |
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Quale terapia? |
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La
terapia rappresenta un capitolo molto vasto. I primi due punti sono se
c'è o meno l'indicazione al trattamento e se questo è possibile e
conveniente per il paziente. Superate queste due considerazioni, le
metodiche terapeutiche che spesso si possono integrare sono la
chirurgia, l'embolizzazione e la radiochirurgia.
Va premesso che vi è una grande differenza tra un angioma che ha
sanguinato, un angioma con sintomi neurologici correlati e un angioma
scoperto casualmente.
In presenza di un ematoma importante con segni neurologici (coma e/o
emiplegia) l'intervento chirurgico è perentorio e va eseguito
d'urgenza.
L'embolizzazione endovascolare, in genere, è complementare alla
chirurgia e viene impiegata in preparazione all'intervento in
malformazioni di grandi dimensioni per diminuire il flusso e il volume.
Un'embolizzazione di un angioma, in alcuni casi, può comunque essere
anche definitiva.
La radiochirurgia (radioterapia mirata alla lesione mediante un apposito
casco stereotassico) viene impiegata in angiomi di medie o piccole
dimensioni: agisce procurando una trombosi progressiva dell'angioma che
avviene tuttavia in un arco di tempo piuttosto lungo (molti mesi). |
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Ho scoperto per caso di avere un angioma cavernoso
(cavernoma); come devo comportarmi? |
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L'angioma cavernoso ha una bassa incidenza di sanguinamento, tuttavia esiste la possibilità che nell'arco della vita possa procurare un ematoma. Se si è giovani, in attività lavorativa e se il cavernoma è superficiale va tenuta presente l'opzione chirurgica. Con le nuove tecniche di neuronavigazione l'approccio chirurgico ha dei rischi minimi. |
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Da molti anni soffro di epilessia; nel corso degli esami prescritti ho scoperto di avere un angioma cavernoso; cosa fare? |
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Non
c'è una risposta univoca, solo nel 50% dei casi un cavernoma è
correlato all'epilessia. Prima di giungere alla chirurgia è quindi
necessario un approfondito studio strumentale. |
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Le informazioni su patologie e trattamenti neurochirurgici hanno solo scopo informativo.
Non sostituiscono visite o consulti medici.
Se hai problemi di salute, rivolgiti sempre al tuo medico o professionista sanitario di fiducia.
Lo staff di Neurochirurgia è disponibile per chiarimenti, ma non può fornire diagnosi personalizzate
online. |